Per mancanza di contributi interni ed esterni ma soprattutto mancanze di idee originali riproduciamo l'intervista effettuata da Fulvio Benelli uscita il 29 novembre 2017 su “Conquiste del Lavoro”… repetita iuvant sed… 
 

Giuseppe Simonetta

La Cultura è il futuro dell’Umanità

29 novembre 2020 

Andare oltre la povertà delle forme. Una frase-manifesto che ha dato il titolo a una giornata di studio promossa dall'Ordine dei Frati Minori Cappuccini assieme alla Fondazione Temptel - Templum Telluris. L'ideatore della manifestazione è il prof. arch. Giuseppe Simonetta. Di recente, per gli Annali della pontificia insigne accademia di belle arti e lettere dei Virtuosi al Pantheon ha pubblicato un saggio su “Roma, città della cultura umanistica fondata nella luce”, che segue idealmente quello dal titolo “Conservare l'idea è restaurare la materia: riflessioni su un'identità scissa”. Incentrato il primo sulle motivazioni sottese alla configurazione della città di Roma e rivoluzionaria teoria su conservazione e restauro il secondo. Le sue idee hanno trovato applicazione pratica in numerosi restauri, come quelli alla chiesa di Sant'Agnese in Agone a piazza Navona in Roma e il duomo cosmatesco di Civita Castellana in provincia di Viterbo, per il quale è stato insignito dell'ordine equestre di San Gregorio Magno. Sintetico nell’esposizione e lucido nelle idee, Giuseppe Simonetta non è un uomo che ama apparire, ma ora, dopo un lungo periodo da "privato cittadino", ha deciso di esporsi in prima persona per sostenere la necessità di mantenere in "buona salute" la cultura.

 

Prof. Simonetta, che avvenimento è stato "Andare Oltre la Povertà delle Forme"?

 

Un seme. Spero piantato nel luogo giusto, al momento giusto, per le persone giuste. Da sempre, ma specialmente ai nostri giorni, è difficile mettere insieme e armonizzare le intelligenze umane. Per tale motivo ho cercato di mantenere, ideando la tematica degli interventi, un giusto equilibrio fra i relatori dell'ordine dei Frati Minori Cappuccini e i relatori laici, per formare una "unica" medaglia, con il recto e il verso non più in contrapposizione. Ora occorre trasformare l'avvenimento in evento.

 

Poiché ho l’impressione che bisogna mettersi d’accordo su ogni termine di cui si avvale, le chiedo: che cos'è un evento?

 

Qualcosa che assume la dignità di memoria e, pertanto, necessariamente deve essere tramandato affinché arricchisca il patrimonio, inteso come nutrimento, della cultura umanistica.

 

E cosa intende invece per “cultura umanistica”?

 

Innanzitutto, distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è. Questo processo ha come conseguenza la continua ricerca dell’identità di essere umani. Cultura viene da culto, ha in sé il riferimento a qualcosa di ordine superiore e deve tener presente due fattori fondamentali: differenze e somiglianze devono avere la possibilità di combinarsi insieme affinché si manifesti un tertium non datur.

 

Come si fa?

 

Immaginiamo di trovarci all'interno e al centro di un cubo. Noi possiamo rimanere fissi e il nostro orizzonte si mantiene costante, apparentemente immutato per tutto il tempo a noi concesso. Ma, se vogliamo esplorare i vertici della spiritualità occorre che ci eleviamo, oppure ci abbassiamo per scendere nella profondità della materia; che progrediamo in avanti nel cammino della civiltà o regrediamo nella barbarie; o, infine, che scegliamo tra libertà o servitù. Solo se viene cambiata la prospettiva di riferimento si possono produrre i differenti stili che influenzano le forme della cultura. Questo è ciò che chiamo salto culturale.

E questo, nel convegno, come lo avete declinato?

 

Con la presidente della Temptel Laura Gigli che ha collaborato con me all’ideazione dell’incontro, abbiamo tracciato un indirizzo di metodo, individuandolo nei quattro punti in cui si è articolata la giornata. Primo: ci si costituisce, come individui e come collettività. Secondo: si divulgano le idee che hanno portato alla costituzione con l'aiuto della sapienza e dell’intelligenza che tutti ci pervade. Terzo: queste idee s’incarnano nel territorio, perché ogni cosa ha necessità di stabilizzarsi in un luogo. Il luogo, facendosi paesaggio, diventa espressione dell’identità della collettività che lo abita e costituisce così biblioteca, intesa come espressione di una summa di pensieri in costante effervescenza, archivio come memoria e arte come felicità estetica per tutti. Quarto: quelle idee si conservano, restaurando continuamente le loro immagini simboliche a beneficio della società civile. Le scelte emozionali, quelle razionali, le condizioni di vita e molte altre cose ruotano e si modificano intorno alla formulazione culturale ottenuta nel proprio tempo.

Nello statuto della Temptel si specifica che si sta parlando della cultura di matrice mediterranea. All'interno di un mondo sempre più globale, che significato hanno queste parole?

 

I confini del Mediterraneo non sono limitati alle sue coste. Immaginiamo di gettare un sasso nello stagno. Ecco, le sue onde si ampliano fino a incontrare le onde che provengono dagli altri oceani. È quello che hanno perseguito i romani con la loro espansione, allargando continuamente il pomerio. È nel mediterraneo che, per la prima volta, si formalizza il vero concetto di humanitas. È questo il suo primato, da intendersi non come supremazia ma come ruolo di primus inter pares.

 

E come definisce invece l'occidente?

 

Mi conceda un paragone. Normalmente si trova il noto tramite il noto. La cultura occidentale trova invece il noto tramite l'ignoto e passa tramite la conoscenza e la valorizzazione della materia per ritrovare i principi che la governano. Il fine? Custodire tali valori e tramandarli per la salute della cultura stessa.

Il tempo che stiamo vivendo permette ancora di compiere il salto culturale di cui parlava prima o, come sostiene qualcuno, tutto è già stato fatto e dobbiamo rassegnarci alla decadenza?

 

Quando si dice nihil novum sub sole, significa che la creazione si mantiene stabile, non che l'uomo non debba incessantemente "lavorare" per il suo benessere materiale e spirituale. Viviamo in un periodo di magnifico sconvolgimento di valori. È un’occasione unica per ricomporli in modo creativo. L'Europa è a un bivio: o ci riprendiamo la centralità della produzione culturale oppure continuiamo a delegare il "lontano occidente” delle Americhe a gestire ciò che non è più in grado di gestire. La ricchezza delle diversità europee, non più motivo di contrasti, è la base per il rinascimento della cultura occidentale.

 

L'Italia, che ruolo deve giocare in questa partita?

 

Occorre che creda nella funzione storica codificata nel suo passato, smettendo di musealizzarlo. Che l’Italia attinga ai suoi valori universali, rinnovandoli a uso e consumo di un futuro che non deve passare più per un presente infinitamente polverizzato ma attraverso un presente concreto e vivo. L'esempio può e deve partire da Roma, liberata finalmente dall'essere capitale di una piccola nazione, seppur valorosa, per essere consegnata all’universalità che le appartiene. È l'umanità che si è fatta dono di questa città, cartina di tornasole di tutto l'occidente, ed è l'umanità tutta che se ne deve fregiare.

Questa rinascita che lei auspica con quali risorse si dovrebbe attuare?

 

Bisogna stabilizzare la nostra scala di valori, e magari dotarla di aspetti di sacralità. Ciò vuol dire riequilibrare il rapporto tra Uomo, Natura e Dio, ovvero i rapporti fra libertà, realtà ed essenza. Pecunia non olet. I soldi possono venire da qualsiasi popolo, da qualsiasi nazione, non più e solamente utilizzati a fini speculativi ma investiti nella cultura dell'uomo, comprendendo che l'umanità è una cosa sola e la sua salvezza passa per il buon governo politico, una più giusta economia e una socialità dinamicamente e amorevolmente organizzata. Roma, la città fissata nella sua forma universale, può ridiventare ancora una volta la scintilla che accende una nuova era di civiltà.

 

Non è un programma che rischia di divenire utopico?

 

Utopia significa "fuori dal luogo" di una realtà materiale. Le chiedo: non può comunque realizzarsi in un’altra realtà? Sì, se si parte dal presupposto che tutte le infinite realtà che ci pervadono sono concrete. Qualsiasi opera dell'uomo è basata sulla pianta di un sogno. Quello che può apparire utopico oggi, si compirà in un altro tempo e in un altro spazio. Ce lo insegna la storia. L’importante è seminare idee che hanno la forza di appartenere all'ordine delle cose; e in quest’ordine reggere e indirizzare l’operatività umana.

 

Parlare di umanesimo, a molti suona anacronistico. Viviamo oramai nel tempo dell'algoritmo, con l'intelligenza artificiale che bussa alle porte di ogni attività umana. Diversi allarmi sono stati lanciati su questo tema. Qual è il suo punto di vista?

 

Sembra che il primo senso che si sviluppa nel feto sia il tatto. A me piace ciò che si può toccare. Detto questo, l'algoritmo non è necessariamente un male. Non c'è bisogno di richiamare alla memoria i soliti fantasmi di comodo per qualcuno. Fintanto che l'uomo sarà dotato di emozione, e quindi di possibilità di riflessione per la sua razionalità, saremo salvi. Che le macchine stiano pure al nostro servizio, purché il tempo liberato sia impiegato per seguire "virtute e conoscenza” e non per l'imbarbarimento delle coscienze.

 

Com’è arrivato a formulare queste idee?

 

Circa ottomila anni di studi (ride ndr). Io sono grato a tutti gli uomini del passato e del presente che hanno pensato e che mi hanno permesso di pensare. C'è una contemporaneità e una continuità con loro che mi pervade e mi aiuta a ritrovare la giustezza della vita.

 

Che destino auspica alla Temptel che lei ha contribuito a fondare?

 

La Fondazione Temptel è dotata di valore simbolico. Nell'acronimo è evocato il templum telluris fondato nella Roma antica che assume l'opera creatrice, realizzatrice ed educatrice della cultura umanistica occidentale. Altrove ho sostenuto che la terra è il templum del cosmo, mentre Roma è il templum della terra. Nel nucleo dei soci fondatori ci sono scrittori, storici, architetti, insegnanti, sociologi, imprenditori, e pensionati. Tanti altri verranno, e dagli ambiti più disparati della società civile, per incrementare il dialogo culturale fra le genti del mondo intero. Il nostro compito è operare in modo tale che la nostra traccia effimera intercetti la traccia permanente che informa di sé il tutto. È a questa traccia, nel tempo fisso e nello spazio mobile, che si sono sempre ispirati gli uomini di buona volontà.

 

Può farci un esempio di come si attua quest’opera?

 

Nella ricerca di tutto ciò che abbiamo di più antico. Il nuovo abita lì. È nella sua continua ri-attualizzazione nell'agire quotidiano che si rende vera quella parte di verità che ogni essere vivente possiede.