Dalla paura di peste cinese un grande attacco alle nostre libertà, tra “caudillos” con ricette di miseria sino alla
cyber tirannide planetaria

07 giugno 2020 

Dopo la fine delle colonizzazioni post-guerra e l’accentuarsi delle mire planetarie, sino allo scontro tra le due superpotenze, con questa peste cinese sembra siamo giunti a un punto cruciale della così detta globalizzazione, non si sa se al suo apice o al suo declino, oppure all’inizio di una nuova fase. 

 

Certo è che in questa pausa di “inedia virale”, la grande élite di potere, invece di riflettere, disperatamente intenta a resuscitare una umanità sconvolta e terrorizzata, ha pensato solo a gridare: “resta in casa!” senza ricordare il suo “ieri” di disastri: il bel pianeta violentato e depredato per mercato e i due terzi a patir fame.  Poi, vestita di buonismo, di quella ipocrita carità tanto di moda, strombazza ai quattro venti: “siamo tutti sulla stessa barca!”, e anche: “bisogna salvarci tutti insieme!”

 

Pare un nuovo umanesimo, ma sa tanto di topini in gabbia a servizio del “gattone d’occhi gialli”, quello che pensa di governare, con magia d’algoritmi, ogni cosa di questo mondo materializzato ove solo gli interessi valgono e dove marxisti, capitalisti, atei, cattolici, indù, mussulmani, ladri, delinquenti sono “tutti uguali”, senza più differenze di ideali, etnie, colori, culture, religioni. Tutti sulla stessa barca, tutti uguali a fare affari, non importa con chi e per qual fini. 

 

Eppure, da tempo sappiamo che “l’uguaglianza” in questo pianeta di infinite diversità è solo un perfido inganno dell’idea materiale del mondo a fini di sfruttamento delle masse, sia del marxismo quanto del capitalismo, per produzione, manipolazioni ideologiche, false religiosità e quant’altro: una evidente aberrazione del modello globale in tutte le sue conseguenze, ove vive la quantità della mediocrità, misura eccelsa del profitto. 

 

In tal contesto cosa può il mio Paese, quello dal più bel patrimonio universale? Forse solo sorridere. Potrebbe dire qualcosa ma non ha voce. Vorrebbe anche, per non piangere su tante meraviglie perdute di arte, cultura, poesia, città e paesaggi di bellezza infinita ormai senza più valori di profondo umanesimo, ma non sa a chi rivolgersi se anche da noi tutto è stato scambiato per denari. Forse potremmo chiederlo ai laureati in Beni Culturali? No! Loro son tutti disoccupati! In Italia meglio a qualche venditore ambulante o altri giovani che albergano il Parlamento; loro lo sanno, hanno fatto un corso speciale, poiché la scuola non ne fa; e hanno un visto buono della Presidenza, oramai vivendo senza più cultura di tradizione e radici di appartenenza.

 

Di fatto, è da tempo che tra le urla di una rissosa e vuota politica, vecchia e nuova, anche la piccola cenerentola italica, insidiata dalle lusinghe di poderosi totalitarismi, marxisti e neocapitalismi occidentali, ora intimidita e fiaccata dalla peste cinese, altro non può per il suo futuro che cercare o sognare un “principino”, sia pur di seconda mano. Sa bene che da sola non può vivere come un tempo, ora che la globalizzazione l’ha sedotta e si è infilata in un pasticcio ove in tanti sguazzano sfruttando miliardi di poveracci con duro lavoro, depredando e avvelenando questo pianeta stremato, e irridendo gli ingenui con i loro club ambientalisti per altri profitti. In pochi sanno come porre fine a tanto disastro. Oggi, pur di sfamarsi, dato il suo rango, per bella costituzione e patrimonio, come i vecchi ricconi ha aperto il palazzo a gran festa di cembali e leccornie, che pare aver marenghi di troppo, pur a casse vuote e mille cambiali da pagar per generazioni, da anni serva a calze rotte sempre a rovistar e vender sacre eredità e bella roba.

 

Sono buoni i prezzi che fa oggi con i resti dei gioielli di sua madre, - una vera ganga per quei gialli dagli occhi a mandorla e il nuovo mondo cow boy. Ora figliastra di Europa e figlioccia adottata dal Satrapo d’oriente, il guardiano del nuovo ordine mondiale, incontrato sulla via della seta, si è tinta di belletto come giovane odalisca, danzando musica di inni e video del Bel Paese – come cura d’Alzheimer per dimenticar i tanti “ieri” di sventure, mali e corruzione senza fine e così giocarsi l’ultimo futuro. 

 

Certo, non più giovane, incapace di passi di danza leggeri, ha per compagno l’ultimo istrione di moda italica; colui che sa muoversi a tempo di “ democrazia sospesa”, tra il fior fior dell’intellighenzia, anch’essa sospesa, in un limbo di creature che paiono volare in un immaginario mondo, ove tutto è il contrario di tutto, ove saggezza e sapere si alternano a perfetta ignoranza e spesso avida insipienza, sino a raggiungere apoteosi di potere incredibili, sulla scia dei tanti “padri della patria “ senza vergogna.

 

E’ un nuovo mondo felice, ove gli ultimi, tra poveri migranti e badanti, han trovato riscatto e dignità nel lavoro dei campi e illustri mansioni, tutto per evitare ai nostri giovani di “nobile cittadinanza italica” di sporcar le delicate mani; mentre a sanare i nostri guai da quel virus, come in un magico natale, è nata la più grande “casta di intoccabili” mai vista, un po’ alla “comunista” per provarne le delizie: tutti a mano tesa per un obolo di vitto, alloggio, utenze, vacanze e spiagge, sino al triciclo… per sopravvivere all’inedia. Una vera e propria manna di regali per recuperare la nostra economia e tacciare le “cassandre” di un futuro di sventura, e in tanti dicono: “nulla dopo questa pandemia sarà più come prima”. 

 

Anch’io pensavo che il virus finalmente ci aprisse gli occhi, per dirci che non è un regalo del cielo ma vive nel profondo di fetide metropoli, come nel putiferio di mari oleosi, veleni di immondizie e ciminiere, ghiacciai che si sciolgono, foreste che bruciano, mentre s’innalzano grattacieli di vetro e avidità ove brillano le vetrine dei nuovi paradisi di consumo: la globalizzazione di mercato del “gigantismo”, dalle megalopoli alle navi crociere in Piazza San Marco, le fameliche navi fattoria, mega industrie, mega multinazionali... e dire che veniamo da quel mondo greco, in cui ogni isola, ogni città di mare, nei suoi costumi e nei suoi riti, ha il suo governo e le sue leggi.

 

Come immaginare che dai mille e mille borghi di autonomia e libertà di civiltà comunale della mia terra e di Europa, cresciuti negli ideali rinascimentali e di umanesimo, oggi si possa convivere per affari con la tirannide omicida di Tienanmen? Come tale mostro può essere divenuto modello universale di sviluppo umano, tanto da accettare che sia il guardiano della Nuova Realtà e Ordine mondiale capace di ridisegnarne l’assetto geopolitico? Quanta America Latina e Africa sta occupando con i suoi alleati? Quanti governi si sono venduti e tradito ingenuamente per mercato? Neanche il virus lo ha scalfito, per le tante connivenze d’Occidente, anzi si atteggia anche a vittima, e per quattro mascherine a salvatore.

 

Oggi il “gattone cinese” ha ben messo radici nel mio Paese; solo nell’ultimo decennio i suoi investimenti sono cresciuti di oltre 20 volte mentre noi perdevamo 120.000 aziende e 700.000 posti di lavoro, e ora in pieno attacco virale, nella bella e rossa Emilia, si festeggia l’arrivo miliardario della Big Faw per fare macchine elettriche, e una stabile filiale di servizio! D’altronde è da più di venti anni che i tanti “soloni italici” hanno distrutto migliaia e migliaia di imprese e commerci in nome del “grande, grosso e grasso”, smantellando tutto l’apparato statale produttivo privatizzandolo, e poi, con alte imposte, cacciando le restanti per un vuoto occupazionale, direi criminale, obbligando a fuggire anche capitali, saperi e tanta gioventù. 

Vi è qualcosa di perverso in noi: quando già con una disoccupazione di oltre 10% prima del virus e tante fughe di imprese, sulla “via della seta”, il nostro giovane “Marco Polo” campano è partito col suo bucefalo, come Alessandro, ed assieme a Giuseppi, all’atto della firma con il Kan, niente meno sentenziava: “ormai conquisteremo il mondo con il nostro “made in Italy!” Non so se sia follia nostrana o qualcosa che corre in Occidente come in quei simposi planetari alla Davos. Sarà lì che nasce quel “pensiero unico” del Capital-Marxismo, ove l’Occidente sposa l’Oriente per la gogna dei poveri; giusto in quelle tavolate, ove concorre la crema dell’umanità di, dette, raffinate menti, tra filantropi, magnati, banchieri, anche la piccola Greta e i vari premier- come il nostro, con i loro affiliati di organismi internazionali. Sono loro i padroni delle città verticali, tra favelas e deserti ove la natura muore per un virtuale di consumo, padroni di materie prime, bimbi in miniera, carrette di migranti e ONG, padroni di tecnologie di sviluppo a montagne di debiti, prestiti di usura e trojke… sono loro i signori delle catastrofi ambientali.

 

È in quei santuari che si evira l’umanità, la si castra, gli si mette un virus, un chip, per renderla finalmente uguale, obbediente, certificata, oramai di gender-robot meccanici di bassa qualità, anche da scartare. Allora immaginarsi quale invito a nozze per la multinazionale più grande del mondo, per chi da anni e anni governa miliardi di persone, sognando un buon computer ove infilarli tutti, compresi noi! È questo il sogno dell’intelligenza artificiale, il 5G che si pontifica in tutti in consessi ed è priorità! Mancano ponti, strade, mille e mille progetti ma da noi è priorità schedarci come “topini obbedienti”, il nuovo mantra italico di governo. Oggi gli è bastato un virus per creare danni economici quanto incredibili danni cerebrali.

 

Impressionante la tempesta mediatica che ne è nata, uno tsunami, quanto l’avvento di eroi e salvatori di popolo a distribuire mascherine, ordini perentori e caos, come “caudillos” da mondo latino, tanto da mostrarci una magnanima Van der Leyen “in atto terapeutico del come si lavano le mani“ e un Papa traballante, nella solitudine misteriosa di San Pietro , capace di  perdonare “urbi et orbi”  tutti i peccati. Anche il nostro premier, non da meno, si è posto a decretare l’inverosimile per salvarci, e ancor decreta, dopo man bassa su incarichi e cariche, assumendo per corte mille e mille che pare un “nuovo regno”. Dio ci salvi. 

 

Ora l’Italia – dicono - riparte, ne è stato fatto un bel volume di 500 pagine, e grazie al suo poderoso volano di assistenzialismo statale e di veloce burocrazia, puntualmente a tutti è dato il dovuto; dalle società decotte, fallite o fuggite alle infinite richieste di un incontenibile “pauperismo” che si è scatenato. Oggi battono cassa anche monasteri e santuari e lo stesso San Pietro piange denari. Speriamo che questo malanno finisca presto e che qualcuno o questa Europa ci faccia la carità e costi poco.  Per ora, è boom di promesse per una favolosa questua di sogni! Per fare che? Poi si vede! 

 

Certo abbiamo traversato pestilenze, guerre mondiali con milioni di morti, e sempre ci siamo risollevati nella nostra dignità e libertà di uomini d’Occidente, capaci nella difficoltà di avventurarci per mari e continenti migranti in ogni dove, sino a popolare terre, costruire città e paesi. Questa però è un’altra generazione, più che di pane ha bisogno di cene, ristoranti, vacanze, mare, montagne, auto, viaggi, estetisti, stadi di calcio, centri commerciali e poi? I soldini per pagarli? il lavoro? La Repubblica fondata sul ….? niente, ormai tutto è finito, anche i primi bonus! Per questo i nuovi sapienti, -senza curarsi di un’idea Paese, programma o progetto- o di un qualcosa da fare concreto in opere, hanno inventato il reddito di cittadinanza, ora quel di emergenza e stanno provvedendo a quello “universale” e infine di “felicità”. 

 

Sarà quindi difficile che quel libro di sogni aiuti le poche imprese rimaste e possa riprendere quel gigantesco fardello di problemi irrisolti da più di venti-trenta anni, dall’inarrestabile debito pubblico, le carenze di infrastrutture e la bassa produttività, e tante tasse. Cui si aggiunge, come commenta la presidenza dell’Eurispes per l’anno 2019, una mancata crescita ormai strutturale, “dovuta all’imbarbarimento del clima del dibattito, sterile litigiosità, un sistema dei media che si nutre più di elementi distruttivi che costruttivi, inefficienza della Pubblica Amministrazione, corruzione, illegalità, sostanziale irresponsabilità della classe dirigente”,  per cui pare non ci restino che piccole delizie, pur se oboli da sacrestia o meglio bonus da campagna elettorale.

 

Tuttavia, qualunque sia il futuro, questo virus non è, come piace a molti, una pandemia di miseria e indifferenza verso gli ultimi, ma scontro feroce, forse decisivo, tra quel che resta di un fragile Occidente -anche pro Gattone-, diviso e contaminato da ignoranza, mercato e mercanti, e l’avanzare imponente del mondo Orientale. E’ la sfida, se ne saremo capaci, tra la dignità e la libertà degli uomini del nostro mediterraneo contro una tirannide “universale” di massa che nega la Legge del creato, che si espleta in infinite manifestazioni, ove ogni umano o piccolo granello di sabbia, animale o vegetale, è meraviglia della diversità, identità e sacralità della vita, che definitivamente stabilisce l’aberrazione della logica globale in tutte le conseguenze e impone nell’immediato futuro che ai resti dell’umanità, per tornare a vivere nel suo piccolo pianeta ferito, non vi è che un flauto magico per farli precipitare nel più profondo: l’inferno o rispettare un principio vitale, ossia la riconciliazione tra l’uomo, l’ambiente e lo spirito che ci circonda.

 

Tutto ciò è per gli uomini che volano in cielo tra le stelle in cerca di ori, dimentichi della terra, a ricordare che per millenni abbiamo vagato dal nostro mediterraneo, e oltre, in meravigliose follie, costruendo mondi reali: il più bel patrimonio universale che esista. È in esso la forza del riscatto, la bellezza della vita. 

Un articolo di Nikelao Ilota per Vesta Aperuit

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