La Ben Portata disarcionata dal Dio e sedotta dagli uomini

21 aprile 2020 

Senza una guida politica spiritualmente fecondante, senza un’economia giusta ed equilibrata, senza la finalità di costituire una società veramente comunitaria, per l’Europa nessuna Creta si staglia all’orizzonte e nessun popolo è capace di ospitare tanta bellezza.

Chi mai potrà assistere e trarre beneficio da uno spettacolo così amaro?

Nel Tramonto degli oracoli Plutarco racconta una storia: Tamo, il pilota egizio di una nave in viaggio dalla Grecia all’Italia, sente all’improvviso, una sera, una voce che gli annuncia la morte di Pan e la fine di tutti gli oracoli.

Morendo, Pan, che era una divinità, ha trascinato con sé la civiltà umanistica occidentale, nata nell’area mediterranea? Chi o cosa avrebbe potuto da quel momento in poi impedire che gli oracoli tramontassero?

L’umanità, che oscilla fra l’incanto della luce- principio dell’apparenza- e il disincanto del suono- legge che governa i fenomeni- può avere la forza o, ancor meglio, la conoscenza necessaria ad agire in tale continuo cambiamento?

L’alternanza dell’uno nell’altro, dell’unità nel molteplice, della diversità nell’unità, dell’unità nella diversità, si dispiega nell’universo creato dove tutto diventa sacro in quanto dotato di scintilla viva che presiede ogni epifania spirituale e materiale.

In tale campo si svolge l’azione dell’uomo che è chiamato a partecipare all’opera di costruzione del processo creativo, consapevole di possedere una nuova speranza dotata di ispirazione divina e di conoscenza intuitiva umana che lo portano a sviluppare la sua cultura, non più basata sulla coscienza della propria animalità sociale, ma sulla coscienza della propria umanità.

Umanità dotata di doppia natura e pertanto necessariamente sociale e aperta alla conoscenza del proprio mistero di essere, che non si dispera quando si trova al punto di congiunzione di un passato non più fonte di rinascita, o di un presente evanescente teso sostanzialmente verso “l’utile” che rende la vita quotidiana priva di uno scatto o di riscatto spirituale che la renderebbe “profumata”, ed infine di un avvenire in cui non appare alcuna certezza, se non quella della morte.

La forza, la bellezza, la sapienza sono le energie che alimentano ogni salto culturale che si vuole o si può o si deve diversificare dalla cultura umanistica occidentale senza che ne siano travisate le origini nate dalla ricerca della libertà e dalla speranza vincente sulla paura del disorientamento, che l’umanesimo occidentale da sempre ha fatto sue, tanto da considerare la realtà trascendente racchiusa nella realtà immanente che se ne fa carico, la tutela, anzi l’accresce e la trasmette.

Un tempo l’occidente era considerato un luogo da scoprire in quanto la divinità vi si occultava per rigenerarsi. Anche Roma un tempo aveva modificato il mondo in una città ad imitazione della propria, da cui deriva la civiltà che ha permeato intere nazioni.

In essa veniva custodita la luce per tutti gli uomini, i quali potevano sviluppare ogni forma di cultura ispirata da un principio comune.

La diversità era garantita dalla consapevolezza conoscitiva di ogni singolo individuo che lo portava a dispiegare ogni cosa nella pienezza della sua essenza, per poter reintegrare il suo umanesimo, in conformità di quanto aveva potuto apprendere, finalizzandola alla formazione dell’identità culturale della propria comunità o nazione di riferimento.

Come il suono si lacera nella durata e nelle pause delle note musicali, come la luce si lacera nei colori a completamento della forma costituita, come lo spazio si lacera nelle sei direzioni, come l’eternità si lacera nella temporalità, come il tempo si lacera nel movimento, così la cultura occidentale  dispiegata e messa a disposizione da Roma è stata lacerata, fagocitata, rimescolata dalle antiche e nuove popolazioni dentro e fuori dai confini raggiunti, a testimonianza che tutto si disgrega e si ricostruisce come altro.

Conquistati dall’avventura del vicendevole cambiamento ci diamo la possibilità di attivare l’umanizzazione di ogni cosa.

 

Si corre il rischio, se si usa la forza e non la sapienza, di comportarsi come i barbari, che, pur romanizzati, ma senza storia, chiamati per distruggere il tempio di Giove capitolino, accelerarono la stabilizzazione del nuovo ordine del potere cristiano.

Che fare allora?

Occorre usare la consapevolezza conoscitiva di ogni uomo per riportare la cultura umanistica occidentale nel luogo natio dove un tempo era la sovrana dello spazio e la signora del tempo.

L’uomo era posto all’apice di un sistema non frantumato, dove centro e periferia si appartenevano in modo equilibrato ed i cui confini andavano dalla Britannia alla Pannonia, dalla Mauritania, alla Mesopotamia ed ancora oltre.

L’umanesimo, a causa di due guerre “civili” europee del Novecento, ha perso, soprattutto nel nord delle Indie occidentali, anche per merito di un’azione disgregatrice derivante dal loro egoismo, la propria identità e il proprio carisma ed ha quasi ceduto ad un “nuovo lontano occidente”, il Catai, i suoi contenuti.

Ratto di Europa, Maarten de Vos, 1570-1575

Contenuti che ci vengono adesso riproposti imitando la forza dell’Europa stessa quando occidentalizzava il mondo ed ora divenuta traguardo di conquista per la Cina, con la complicità di una Russia smemorata, che ha incautamente dimenticato che il suo linguaggio e la sua identità culturale sono nati a Costantinopoli.

Come è possibile risalire all’origine della tradizione umanistica occidentale, in queste condizioni di permanente catastrofe, per continuare a rinnovarne i valori non ancora perduti, ma occultati dalle ceneri dell’ignoranza?

Riproponendo le condizioni in grado di suscitare avvenimenti che diventino eventi per la qualità della vita dell’uomo e comprendendo anche dove, quando, come e perché quel particolare individuo, comunità, nazione hanno potuto far nascere la loro cultura umanistica, contemplata nell’ordine della unicità della realtà, per poterne memorizzare le conquiste da riproporre per il continuo rinnovamento della magnifica avventura europea, erede dell’azione dell’Ordine Benedettino, di Carlo Magno e di quanti altri hanno contribuito alla stabilizzazione dell’identità comune.

Se l’energia è una, il mondo è uno, l’umanità è una, anche il suo destino è uno: è gioco forza trovare i giusti mezzi per preparare il nuovo evento comunitario per un’Europa che “esorbiti” (esca fuori dalla sua orbita fallimentare), tramutando, ad esempio, il possedere nel diventare, l’egoismo nell’amore, l’ecologia nell’ecofilia, le parole nei fatti.

E’ fondamentale che gli europei si allontanino dalla “mediocrità”, che è una condizione di vita limitata rispetto ai progetti che possono realizzare e persino molto più opaca delle fantasticherie inconcludenti per il suo progresso.

Basta con le diffidenze ataviche, inutili e prive di fondamento che serpeggiano ancora tra le popolazioni del vecchio continente. Capita spesso che cittadini del nord, pur amandoli, manifestino un irrispettoso pregiudizio verso i valori fondanti di quelli del sud e parimenti che cittadini dell’est temano sospette interferenze destabilizzanti da parte di quelli dell’ovest. L’Europa sta perdendo quel poco di primato che le resta per essere stata nel tempo una sorta di primus inter pares.

Se le sue popolazioni non continuassero a rinnovare il proprio umanesimo derivato dalla medesima e originaria matrice sarebbe una catastrofe e una perdita irreparabile per l’intera umanità.

Tutto ciò può rimanere un insieme di parole vuote tipiche dell’ignorante che guida gli ignoranti o può diventare un’operatività costruita di parole fatte fatto?

Per costruire una nave, un palazzo, una città, un carro e tantissimo altro, occorre tornare ad ispirarsi a un modello cosmico, che già ci è stato donato, affinché queste cose possano essere realizzate concretamente a beneficio di tutti.

Pertanto occorre inventare i nuovi sistemi di riferimento a cui agganciare la tradizione umanistica occidentale ritrovata, vitalizzando la presenza continua del passato, vale a dire intessere un rapporto privilegiato con il tempo per ordinare e nobilitare le azioni quotidiane nelle quali ritrovare almeno un baleno di spiritualità utile per la propria continua crescita culturale.

L’inizio di ogni cosa non deve essere un semplice esordio che poi scompare in ciò che segue ma deve cercare di agire in tutta l’azione umana per renderla in grado di costruire una vera identità culturale idonea a sviluppare la formazione permanente degli esseri umani.

Solo la formazione permanente può preparare l’avvento degli uomini necessari a creare un salto di qualità destinato a tutti gli europei il cui progresso storico “è” lo sviluppo di quanto già tracciato nello spirito e nella materia di ogni singolo cittadino del mondo.

Nessuna restaurazione è possibile nella natura transeunte del sistema quadrimensionale in cui viviamo, ma possiamo iniziare a pensare di valorizzare, cioè a dire a portare a nuova luce, l’eredità spirituale e materiale che ci è stata donata.

Qualora non accadesse alcunché possiamo sempre contare su un novello ritorno dello “zoppo” Crono, affinché ci insegni ancora una volta l’agricoltura, intesa come conoscenza del sistema materiale e magari ci faccia ottenere un ulteriore dono per la crescita di tutti.

Un articolo di Giuseppe Simonetta per il Natale di Roma 

2773 - MMDCCLXXIII

Eufánio è un'iniziativa editoriale della Fondazione Templum Telluris
Roma - Via della Pace, 24 - 00186
C.F. 97952520589
www.temptel.org