L’Uomo è In-Formazione permanente

12 luglio 2020 

Le eterne nozze tra la luce e la materia creano le infinite forme che si offrono alla nostra percezione, sottoposte al ritmo settenario che gestisce l’età apparente dell’uomo, la quale, secondo un’antica tradizione, è guidata dai sette pianeti conosciuti nell’antichità, che ne governano lo svolgimento. 

 

La Luna durante i primi quattro anni di vita, Mercurio i successivi dieci, Venere dal quattordicesimo al ventunesimo anno, il Sole per i seguenti diciannove, Marte dal compimento dei quaranta ai cinquantacinque, Giove per ulteriori dodici anni e infine, dai sessantasette fino alla fine, Saturno.

 

Nel passaggio dall’idea alla fisicità si compie un percorso di materializzazione che, una volta avvenuto, dà la possibilità all’uomo di imparare a risalirne il corso, collegandosi al momento primigenio della creazione stessa che la forma possiede ab antiquo: la sorgente che ne determina ed emana la qualità in modo eterno e perciò sempre presente, e dunque anche riattualizzabile nel quotidiano, attraverso la sua sacralizzazione.

 

L’uomo è capace di ideare e realizzare un tempio, un’opera d’arte, una sinfonia, una poesia, non lasciandosi distrarre da altro scopo che quello di ritrovare ed esprimere l’aspirazione alla luce, profondamente radicata in lui, accrescendo costantemente il cuore del sapere della famiglia umana.

 

L’Umanità, che sin dall’origine si interroga sul proprio fine, può farsi il dono di scoprire di non possederne alcuno, perché il fine è specchio del suo principio, ossia il superamento di qualsiasi scopo, inteso come utile, per condividere la pura gioia della creatività collettiva.

 

Diogene, celebre filosofo dell’antichità, era solito farsi vedere con una lanterna in mano, in pieno giorno, e a chi gli domandasse cosa stesse facendo, rispondeva: “Cerco l’uomo!”

 

Ma dove?

 

In altri termini, cosa permette di tras-formare le creature umane nel creatore Uomo, talmente raro “da doverlo cercare con il lanternino”? 

 

L’in-formazione: quel processo “iniziatico” che, attraverso il lievito del linguaggio, mira alla conoscenza dell’essenza del mistero che l’essere umano rappresenta.

 

Una in-formazione “laica”, tesa a sigillare l’appartenenza dell’uomo alla luce e la sua reciprocità con tutto ciò che esiste, per liberare e allargare le sue relazioni “amorose” verso ogni orizzonte sperimentabile, salendo di ottava in ottava, dal particolare al generale fino all’universale.

Contemporaneamente, una in-formazione “religiosa”, che abbia cura di riunire (come implicito nell’etimo, religo) la massa disomogenea degli individui, convertendola in popolo: l’unico organismo che può e quindi deve assumersi la responsabilità di realizzare lo spirito della cultura umanistica, lasciandone una traccia, sempre aggiornabile, sulla terra.

Adamo Ed Eva cacciati dal Paradiso, miniatura, Fratelli Limbourg,
dal codice “Les Très riches heures du Duc de Berry,
1412-16, Chantilly, Musée Condé.

La solennità del compito è comprovata dalle diverse parole che discendono dall’in-formazione, come il giornalismo, i quotidiani, la cronaca, etc., le quali rimandano niente meno che a quel Crono-Saturno, che semina ab aeterno nella terra per infondere, nel buio dell’humus sottostante, la luce del seme capace di in-formarlo, per vederlo poi svettare, come albero, dalle radici fino a toccare il cielo.

 

Pendolo tra eternità e tempo, l’in-formazione, così inquadrata, diviene sinonimo di formazione permanente, della e per la comunità, tenendo a mente che non c’è conquista del passato che non vada difesa dalla seduzione dell’oblio e non c’è sogno per il futuro che non sia raggiungibile, sapendolo correttamente immaginare. A patto che si lavori insieme per sacralizzare almeno un istante del proprio quotidiano.

 

Privata della giusta tensione, che getta un ponte tra il visibile e l’invisibile, viceversa l’in-formazione degenera, diviene “terra-terra”, con il fiato corto, con-formata all’ossessiva caccia dell’ultima insignificanza o de-formata dall’ingannevole speculazione erudita, e finisce per esaurirsi nella promessa generica, nella predica, nella vanagloria, nell’invettiva o nel commento del commento, abdicando fatalmente al suo ruolo di linfa dell’autentico sistema democratico.

 

Speriamo pertanto che sorgano presto in occidente altri Odisseo che osino motivarci a oltrepassare le colonne d’Ercole, per professare la vera in-formazione “utile” al ben-essere e alla crescita umana, abbracciati all’albero maestro della propria spiritualità, per portare con coraggio quella luce che sempre ci salva dagli oscuri pretendenti che ghermiscono il mondo, perché perversamente ne bramano la rovina. A tutti, facendo nostra l’espressione evangelica, diciamo: non prevarranno.

Un articolo di Fulvio Benelli per il genetliaco del Divo Gaio Giulio Cesare

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